Siamo la stessa voce

scritto da Salvatore Sortino
Scritto 5 mesi fa • Pubblicato 17 giorni fa • Revisionato 17 giorni fa
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Autore del testo Salvatore Sortino

Testo: Siamo la stessa voce
di Salvatore Sortino

Siamo la stessa voce

La pioggia cadeva lenta su Napoli, accarezzando i vicoli come una vecchia canzone malinconica. In una piccola piazza, illuminata da una luce calda e tremolante, una ragazza sedeva su una panchina consumata dal tempo. Si chiamava Sara, e stringeva tra le mani un quaderno pieno di parole mai dette.

Sara aveva sempre sentito di dover dimostrare qualcosa al mondo. Cresciuta in una famiglia dove le aspettative erano diverse per lei e per suo fratello, aveva imparato presto che essere donna significava, troppo spesso, dover lottare il doppio per essere ascoltata la metà. Eppure, dentro di lei, ardeva una forza silenziosa, una voce che non voleva più restare nascosta.

Quella sera, mentre le lacrime si confondevano con la pioggia, una melodia si fece strada nell’aria. Era una voce calda, profonda, capace di attraversare il cuore. Sara alzò lo sguardo e vide un uomo sotto un portico, seduto al pianoforte. Era Gigi D’Alessio.

Non era lì per un concerto, né per un pubblico. Suonava per sé stesso, o forse per chi aveva bisogno di ascoltare. Le sue dita sfioravano i tasti con una delicatezza che sembrava raccontare mille storie insieme.

Sara si avvicinò lentamente, quasi timorosa di interrompere quell’incanto. Ma Gigi si accorse di lei e, senza smettere di suonare, le sorrise.

“Le lacrime non sono debolezza,” disse piano. “Sono parole che non siamo riusciti a dire.”

Sara rimase in silenzio, poi trovò il coraggio di parlare. Gli raccontò della sua vita, delle porte chiuse, delle frasi sentite troppe volte: “non è adatto a una donna”, “non è il tuo posto”, “lascia fare agli uomini”.

Gigi ascoltava senza interrompere, annuendo lentamente, come se ogni parola fosse una nota da custodire.

“Vedi,” disse dopo un lungo silenzio, “la musica non distingue. Non chiede se sei uomo o donna. Se hai qualcosa da dire, lei ti ascolta. E il mondo dovrebbe fare lo stesso.”

Sara abbassò lo sguardo. “Ma il mondo non lo fa.”

“Il mondo cambia,” rispose lui, “quando qualcuno trova il coraggio di essere la propria voce.”

Quelle parole rimasero sospese nell’aria, come una promessa.

Nei giorni successivi, Sara iniziò a scrivere non più per nascondersi, ma per farsi sentire. Raccontava storie di donne e uomini, di sogni spezzati e ricostruiti, di ingiustizie e speranze. Raccontava di un mondo che poteva essere diverso.

Un giorno, quasi per caso, partecipò a un piccolo evento in città. Le tremavano le mani mentre saliva sul palco. La sala era piena, ma tra il pubblico, in fondo, riconobbe un volto familiare. Gigi era lì, in silenzio, con lo sguardo attento.

Sara iniziò a leggere.

La sua voce all’inizio era incerta, ma poi crebbe, si fece più forte, più sicura. Parlava di una bambina a cui era stato detto che non poteva sognare troppo in grande. Parlava di un ragazzo a cui era stato insegnato a non piangere. Parlava di tutte le volte in cui la società aveva costruito muri invisibili tra le persone.

“Ma quei muri,” disse con voce ferma, “non esistono davvero. Sono fatti di paura, di abitudini, di silenzi. E noi possiamo abbatterli. Insieme.”

Nella sala calò un silenzio profondo, carico di emozione. Poi, lentamente, partì un applauso. Prima timido, poi sempre più forte, fino a riempire ogni angolo.

Sara guardò verso il fondo della sala. Gigi si alzò in piedi, applaudendo, con gli occhi lucidi.

Dopo l’evento, lui si avvicinò.

“Vedi?” le disse. “La tua voce è arrivata.”

Sara sorrise, ma questa volta non c’era più tristezza nei suoi occhi. Solo consapevolezza.

“Non è solo la mia,” rispose. “È quella di tutti quelli che non sono stati ascoltati.”

Gigi annuì. “E adesso?”

Sara guardò il cielo, finalmente sereno. “Adesso continuo. Perché nessuno dovrebbe sentirsi meno. Perché non esiste un sogno da uomo o da donna. Esistono solo sogni.”

E così, in una città che aveva visto mille storie nascere e morire, ne iniziò una nuova. Una storia fatta di parole, musica e coraggio. Una storia che ricordava a chiunque l’ascoltasse che la vera forza non sta nel dominare, ma nel riconoscersi uguali.

Perché, in fondo, sotto la pelle, sotto i ruoli, sotto le aspettative… siamo tutti la stessa fragile, meravigliosa umanità.

Siamo la stessa voce testo di Salvatore Sortino
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